I sistemi di protezione e stabilizzazione
di terreni e rocce si differenziano in
attivi e
passivi.
I sistemi
attivi (reti fermaneve,
tiranti attivi, reti in acciaio elastiche)
sono dimensionabili e pretensionabili
e, in base alle caratteristiche dei materiali
che li compongono, possono acquisire un’energia
tale che, ridistribuita sul terreno/roccia,
impedisca ogni forma di alterazione (erosione),
movimento (frana) e distacco
(crollo).
Evitano
che un dissesto accada.
I
sistemi
passivi, sia rigidi (valli,
gabbionate, reti a maglia esagonale, reti
rinforzate con funi, muri, pannelli di
rete in fune d’acciaio, terre rinforzate,
barriere tradizionali, opere di ingegneria
naturalistica) che elastici (barriere
elastiche e deformabili, debris flow,
briglie in acciaio) servono a dissipare
le energie scaturite a seguito dei dissesti
ed a contenere i materiali di risulta.
Intervengono
a dissesto avvenuto per mitigarne i danni.
Un
sistema attivo di consolidamento deve
intendersi come “immediatamente
attivo” cioè
entra in azione prima che avvenga il movimento
incipiente della massa di terreno/roccia
instabile, a differenza dei sistemi
passivi che servono a mitigare la
forza ed il movimento del terreno/roccia.
L’azione
attiva e la resistenza del sistema devono
essere immediate, uniformi e complessive
su tutto il sito d’intervento; esse
debbono essere garantite dalla tipologia
di sistema attivo al quale si fa riferimento,
mentre con altri elementi passivi (ad
esempio pannelli in fune di acciaio, reti
in ferro rinforzate con funi in acciaio
o sistemi similari) si può,
al massimo, ottenere un sistema attivabile,
nel tempo, solo puntualmente.
Il
sistema
attivo, inoltre, è
dimensionabile con uno specifico calcolo
che tenga conto delle caratteristiche
tecniche dei materiali utilizzati, delle
energie attivate al momento della posa
in opera e delle forze agenti sul terreno/roccia.
Difficile invece stimare, per i sistemi
passivi, le possibili forze originate
dall’avvenuto movimento del terreno/roccia
o dalla instabilità degli stessi.
Da
sottolineare il basso impatto ambientale
dei materiali componenti i sistemi attivi,
a differenza degli altri sistemi di protezione,
in quanto aderendo perfettamente al substrato,
si mimetizzano perfettamente su ogni tipo
di terreno/roccia.
La
manutenzione è praticamente nulla
in quanto lo stato di continua tensione
sul terreno/roccia evita i classici rigonfiamenti
determinati, ad esempio nelle reti passive,
dall’erosione e dalle spinte intrinseche
al terreno/roccia che comportano continue
opere di svuotamento e ripulitura, oltre
a costituire un grave pericolo di rottura
delle stesse opere di contenimento.